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Utilizzando i canali di pagamento online può accadere che, sottraendoci le credenziali dell’home banking o utilizzando altre tecniche di truffe online (qui un bel po' di informazioni), i cyber-frodatori riescano ad accedere e rubare i soldi depositati sul nostro conto o sulla carta.

Per fortuna, non è così frequente: nel primo semestre 2020 l'incidenza delle frodi sui pagamenti elettronici era lo 0,005 per cento del valore totale delle operazioni (è come dire che, per ogni 100.000 euro che circolano nel sistema elettronico dei pagamenti, 5 vengono sottratti: ce lo segnala la relazione sulla gestione della Banca d'Italia del 2020!). 

L'architettura dei pagamenti online è infatti sicura grazie ai meccanismi di controllo come il sistema di autenticazione a più fattori (pin e codice inviato sul cellulare, ad esempio) e alle strutture di cybersecurity che servono a bloccare l'ingresso dei truffatori nelle transazioni online. Nel 2020, su 100 transazioni anomale, 78 sono state bloccate dall'intermediario, senza quindi danno per il cliente (lo riporta il CERTFin, raccogliendo dati da varie banche italiane).

Nonostante ciò, può succedere che qualcuno si intrufoli nei nostri conti e ci rubi dei soldi. In quel caso, che si può fare?

Se ci accorgiamo di pagamenti non autorizzati, o di importo diverso da quello stabilito, la prima cosa da fare è contestare l'operazione con un reclamo all'intermediario: l'emittente della carta di pagamento se la transazione anomala è sull'estratto conto della carta, la banca per movimenti anomali sull'estratto conto del conto corrente o il gestore del circuito chiuso (tipo Paypal, Satispay, Revolut) per problemi sul conto di moneta elettronica aperto presso quel circuito.

La contestazione dell'operazione deve essere effettuata prima possibile, e comunque entro un anno e un mese dalla data del pagamento.

Anche se sono concessi 13 mesi di tempo per chiedere il rimborso, il cliente deve avvisare dell'operazione non autorizzata non appena ne viene a conoscenza. Prima segnaliamo meglio è: una comunicazione tempestiva impedisce ulteriori furti e, in generale, dimostra la diligenza del cliente.

A seguito del reclamo, l'intermediario concederà il rimborso delle somme, a meno che non provi che il cliente, agendo con disattenzione, non abbia agevolato lui stesso il furto (ad esempio, consegnando credenziali a sedicenti operatori di banca che ci contattano al telefono carpendo con una scusa credibile i nostri dati: in quel caso è vishing, di cui possiamo leggere in questa infografica!). 

Se l'intermediario nega il rimborso, è possibile rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario, che analizza i documenti e decide sul tema. Come si presenta il ricorso? Si può vedere qui!

Queste e altre informazioni si trovano nella Guida in Parole semplici sui pagamenti nel commercio elettronico (recentemente tradotta anche in inglese)!