#25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne il 17 dicembre 1999. La ricorrenza viene celebrata in tutto il mondo il 25 novembre di ogni anno. Questa data non è casuale ma ricorda il brutale assassinio avvenuto nel 1960, nella Repubblica Dominicana, delle tre sorelle Mirabal che, considerate rivoluzionarie, vennero torturate e uccise.

Si tratta di una delle violazioni più diffuse dei diritti umani che affonda le proprie radici nelle persistenti disuguaglianze di genere che si evidenziano ancora ovunque nel mondo.

Le differenze di genere passano anche per disparità nelle disponibilità economiche. Secondo l'ultimo report sul divario di genere pubblicato dal World Economic Forum, la parità tra uomini e donne in termini di salario, opportunità lavorative, istruzione e accesso al capitale di impresa è ancora un miraggio e ci vorranno ben 99,5 anni per raggiungerla.

Divari economici possono essere all'origine di episodi di violenza economica, cioè di una forma di dipendenza - spesso nascosta e inconsapevole - che si crea tra le mura di casa, quando le donne sono escluse dalle scelte economiche della famiglia e la gestione del denaro si trasforma in una forma di potere, ennesima replica di stereotipi che vedono la figura femminile relegata al ruolo di accudimento dei figli e della famiglia.

Questi stereotipi, trasmessi attraverso il processo educativo, si traducono in convinzioni autolimitanti delle stesse ragazze circa le inclinazioni personali nello studio. Infatti, si sentono più portate per scrittura ed esposizione e meno capaci in materia tecniche e scientifiche, come la matematica. Questo insieme di fattori le porta a scegliere tendenzialmente aree di studio umanistiche e non tecnico-scientifiche (cc.dd. materie STEM - Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica); infatti meno di un nuovo iscritto su cinque alle facoltà STEM è una donna.

Tutto questo può avere ripercussioni in termini di possibilità lavorative se consideriamo, per esempio che il Desi, l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società della Commissione UE, riporta che ci saranno oltre 8 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2025, in cui è essenziale un'adeguata preparazione STEM. Una situazione che favorisce l'aumento della povertà femminile e un rischio correlato di essere vittima di violenza economica a causa della propria condizione forzata di dipendenza.

Sono numerose le evidenze del fatto che la pandemia ha colpito in maniera sproporzionata le donne ed ha acuito questa condizione. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia infatti come ad aver perso il lavoro, dal settore alberghiero e ricettivo a quello dell'assistenza alla persona, a causa degli effetti della pandemia, in quasi il 60% dei casi siano le donne. Il Rapporto Caritas 2020 conferma una situazione in cui il nuovo volto della povertà è rappresentato prevalentemente da donne giovani, di circa quarant'anni, con due figli a carico.

Non aiuta a affrancarsi da questa situazione il fatto che le donne hanno meno competenze finanziarie degli uomini e, anche quando hanno conoscenze sufficienti, tendono a sottostimarsi. Più conoscenze economiche assicurano maggiore capacità di resistere a una improvvisa riduzione o mancanza del reddito. Sono soprattutto le donne che vivono disagi e fragilità a pagare il prezzo di una limitata conoscenza finanziaria e essere le più esposte anche a manipolazioni e frodi. Occorre stimolarne una maggiore partecipazione alle decisioni finanziarie e alla gestione proattiva dei risparmi, non solo in famiglia.

Ecco perché la Banca d'Italia assieme al Comitato EDUFIN, ed in collaborazione con Soroptimist International, ha realizzato un percorso di educazione finanziaria pensato per le donne in condizioni di vulnerabilità.

L'azione di educazione finanziaria da sola non basta. Due i possibili ulteriori ambiti di intervento: quello degli adeguamenti legislativi, che consentano alle donne di poter contare sulla parità salariale e sulla disponibilità di strumenti che permettano di conciliare vita lavorativa e familiare e quello dell'attivazione di processi di sensibilizzazione utili a smantellare gli stereotipi e a promuovere la valorizzazione e la divulgazione delle materie tecniche e scientifiche, tali da essere pronte a rivestire mansioni cardine nelle professioni del futuro.