#Giornata Internazionale dei Diritti del Migrante

Un ampio e indiscriminato accesso ai servizi finanziari non solo consente alle persone di semplificare molti aspetti del proprio vivere quotidiano, ma le mette anche in condizione di poter contribuire come parte attiva della società: una piena inclusione finanziaria è, dunque, attributo imprescindibile di una compiuta inclusione sociale. Quest'affermazione è tanto più significativa per gruppi vulnerabili, come i migranti.

Per approfondire l'argomento, e soprattutto per comprendere quali scenari abbia contribuito a creare la crisi dovuta alla pandemia, ci siamo rivolti a Daniele Frigeri, Direttore del Centro Studi di Politica Internazionale - CeSPI e dell'Osservatorio Nazionale sull'Inclusione Finanziaria dei Migranti.

Dottor Frigeri, cosa significa l'inclusione finanziaria per i migranti?

Per una persona che arriva in un paese nuovo e sceglie di stabilirvisi l'inclusione finanziaria diventa un ingrediente fondamentale nel processo di integrazione. L'accesso ad un conto corrente è un diritto dell'individuo, indipendentemente dalle sue condizioni economiche e di cittadinanza. L'inclusione finanziaria è un presupposto per l'ingresso nel mercato del lavoro, per acquistare un'abitazione, gestire le spese quotidiane e anche fare investimenti in formazione ed educazione. Per i migranti significa anche poter contribuire al sostegno delle proprie famiglie di origine, attraverso un utilizzo efficace delle rimesse. Inclusione finanziaria non significa solo accesso agli strumenti e ai servizi finanziari, ma anche saperli utilizzare correttamente (utilizzo efficace), in funzione dei bisogni che di volta in volta emergono. In questo senso l'educazione finanziaria ne è parte integrante.

Visto dal suo osservatorio in che modo gli effetti della pandemia da Covid-19 hanno inciso sulla condizione economica e sull'inclusione finanziaria dei migranti in Italia?

L'emergenza sanitaria sta colpendo in modo particolare il segmento di popolazione immigrata, perché più esposta a vulnerabilità sul mercato del lavoro e sotto il profilo finanziario. Secondo i dati a disposizione dell'Osservatorio sull'Inclusione Finanziaria dei migranti, solo in questi ultimi anni si rilevava l'avvio di una fase di accumulazione di un piccolo patrimonio, condizione fondamentale per ridurre la vulnerabilità finanziaria e favorire un pieno accesso. La crisi pandemica sta intaccando questo processo, costringendo ad attingere alle riserve di risparmio, non solo per le accresciute esigenze in Italia (dovute alla perdita o alla riduzione del lavoro), ma anche per le accresciute esigenze nei paesi di origine, ugualmente colpiti, a sostegno delle famiglie. I dati sulle rimesse dall'Italia confermano questa situazione.

In questo tempo di crisi, quali sono i bisogni più urgenti che queste persone avvertono e le eventuali difficoltà che esse incontrano quando provano ad accedere a prodotti e servizi bancari?

Il rischio più elevato è che le mutate condizioni economico-finanziarie dei cittadini immigrati portino ad una graduale esclusione dai circuiti finanziari ufficiali. La riduzione o la sospensione delle fonti di reddito, in assenza di patrimoni e garanzie, può significare una riduzione nell'accesso al credito e generare un processo di graduale esclusione che va evitato con misure adeguate e un'informazione efficace sugli strumenti di prevenzione già in atto.

Secondo la sua percezione, quali sono i gap più significativi in termini di cultura finanziaria da colmare?

Ogni collettività presente in Italia mostra comportamenti finanziari differenziati anche in funzione di una diversa cultura finanziaria ereditata dal proprio paese di origine e dalla propria esperienza. L'esperienza maturata in oltre 10 anni di educazione finanziaria con le diverse comunità, sembra però indicare due elementi più significativi. Un primo elemento riguarda il bisogno di investire su una corretta pianificazione finanziaria, legando bisogni contingenti e progettualità future, che spesso si giocano su due piani, quello in Italia e quello del paese di origine. Un secondo elemento riguarda una adeguata conoscenza dei prodotti e servizi finanziari diversi da quelli collegati ai pagamenti, con un'attenzione particolare alla scelta di prodotti di credito e risparmio con scadenze coerenti con obiettivi e esigenze personali.

Quali sono i canali e le modalità più efficaci per raggiungere i migranti con iniziative di educazione finanziaria?

I migranti sono, per necessità, connessi. Gli strumenti digitali fanno parte della loro quotidianità e possono essere uno strumento importante di educazione finanziaria, sfruttando le potenzialità che questi offrono. Alo stesso tempo l'aspetto relazionale, in modo particolare con riferimento ai temi finanziari, risulta ancora centrale, in modo particolare per bisogni più evoluti o dove la componente fiduciaria è maggiore (come il credito e il risparmio). Il lavoro con le singole comunità di riferimento, attraverso un dialogo costante e percorsi condivisi è risultata essere molto efficace in questi anni, così come la mediazione e il coinvolgimento attivo di luoghi formativi privilegiati. Mi riferisco in modo particolare ai CPIA (Centri Provinciali di Istruzione per Adulti), luogo di formazione di molti immigrati adulti e aperti ad ampliare l'offerta formativa anche ai temi dell'inclusione finanziaria.