L'economia comportamentale in quattro tappe

Prima tappa. Nobel e nudge (spinta gentile)

Gli studi nel campo dell'economia comportamentale sono valsi il premio Nobel per l'economia ad autorevoli studiosi.

Lo psicologo Daniel Kahneman lo ha vinto nel 2002 per aver integrato - grazie agli studi condotti con il suo amico e collega Amos Tverskyi (morto nel 1996) - i risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni di incertezza; sulla stessa scia di pensiero Robert Shiller, che ha ricevuto il Nobel nel 2013 per i suoi lavori di finanza comportamentale.

Quattro anni più tardi, nel 2017, anche l'economista Richard Thaler, che ha approfondito il filone di ricerca inaugurato da Kahneman, è stato a sua volta insignito del premio Nobel.

Thaler è il padre della teoria del nudge, la tecnica della spinta gentile, usata anche dal regolatore per orientare le persone verso comportamenti virtuosi (pensiamo all'opzione automatica di adesione a un fondo pensione per i neoassunti in un'azienda) proprio facendo leva su alcuni comportamenti diffusi, quali ad esempio la pigrizia a cambiare la scelta automatica.

Per approfondire Kahneman e Tversky: economia comportamentale.

Seconda tappa. L'ultimatum e la contabilità mentale

Il gioco dell'ultimatum cerca di indagare il rapporto tra razionalità, altruismo e finanza. L'uomo perfettamente razionale delle teorie economiche classiche effettuerebbe delle scelte diverse rispetto ai reali e imperfetti esseri umani.

Immaginate che qualcuno vi dia 100 euro con la condizione che dovete offrire a un vostro collega una parte di tale somma. Se il vostro collega accetta la vostra offerta, qualunque essa sia, voi potrete tenere la differenza tra i 100 euro che vi sono stati dati e la parte che avete deciso di dare al collega. Se invece rifiuta, neanche voi riceverete nulla. Le regole sono note anche al vostro collega.

Quanto gli offrireste?

La teoria economica classica non ha dubbi: anche se offriste al vostro collega 1 solo euro, sicuramente accetterà; perché dovrebbe rinunciare a dei soldi gratis anche se pochi?

Invece, gli esperimenti condotti su questo gioco hanno dimostrato che la realtà si discosta molto dalla teoria perché nella realtà non attribuiamo sempre lo stesso valore ai soldi: la stessa banconota da 100 euro può valere di più o di meno, non per effetto del suo potere d'acquisto ma perché subentrano fattori emotivi.

Si è visto che chi riceve tende a rifiutare qualsiasi offerta al di sotto dei 25-30 euro (a seconda del paese dove è stato seguito il gioco): per un senso di giustizia o di equità, di orgoglio, ma anche semplicemente per "punire" chi si fosse comportato nei loro confronti da avaro, da taccagno, offrendo una somma esigua.

Chi offre la somma, dal canto suo tende a decidere di offrire più di un solo euro per altre ragioni, per un certo senso di magnanimità, certo, ma anche per paura che il ricevente possa in qualche modo rifiutare l'offerta e quindi perdere entrambi tutto.

Quindi? Indipendentemente dalla somma, a quanto dicono i risultati dei test effettuati, le somme offerte sono mediamente intorno al 50 per cento dell'importo totale e le offerte basse (25-30 euro, nel nostro esempio, ma la somma può cambiare) hanno oltre il 50 per cento di probabilità di essere respinte.

E voi, quale somma sareste disposti a proporre? E fino a quale cifra rifiutereste?

Terza tappa. L'overconfidence (eccesso di fiducia)

Ci sono due tipi principali di overconfidence.

  • Il primo è l'effetto sopra la media, un effetto per cui ci si ritiene un po' più bravi della media degli altri: un po' più bravi a guidare la macchina, un po' più bravi degli altri studenti che seguono il nostro corso, migliori investitori rispetto alla media degli investitori nel mercato.
  • Il secondo tipo di overconfidence si basa su due diversi tipi di illusione. L'illusione del controllo e l'illusione della conoscenza. Per quanto riguarda l'illusione del controllo si riferisce all'illusione che abbiamo di poter controllare fenomeni imprevedibili come, per esempio, l'andamento dei mercati finanziari. La seconda illusione, invece, è l'illusione della conoscenza che ci fa pensare di avere le informazioni sufficienti per prendere al meglio le decisioni in contesti rischiosi o imprevedibili.

Intendiamoci, avere fiducia in noi stessi è una cosa estremamente importante nella vita di tutti i giorni, che ci guida, ci sprona, ci fa andare avanti e che regola positivamente le relazioni che abbiamo con gli altri. Ma l'eccessiva sicurezza diventa un problema quando ci induce a sottovalutare alcuni importanti rischi.

Anche negli investimenti finanziari possiamo credere di essere diventati esperti di finanza perché un investimento è andato bene quando in realtà ciò non è avvenuto per merito nostro, ma soltanto perché magari abbiamo scelto di investire in un momento in cui il mercato aveva un andamento positivo. L'overconfidence è molto diffusa in particolare tra coloro che investono online. Questo perché la piattaforma online si presta particolarmente alle due illusioni che sono alla base dell'overconfidence: l'illusione del controllo e l'illusione della conoscenza. Sulla piattaforma online siamo noi direttamente a dare gli ordini e questo alimenta la nostra illusione del controllo, perché ci fa sentire maggiormente responsabili del fatto che un investimento che noi stessi abbiamo dato, senza l'aiuto di un intermediario, possa avere un rendimento positivo.

Quarta tappa. La regola della diversificazione

Immaginate di investire in titoli di due aziende: l'azienda Pioggia che produce ombrelli, e l'azienda Sole che produce creme solari. È evidente che i cambiamenti climatici importanti incideranno in maniera opposta sui profitti di queste aziende. In caso di pioggia non compriamo creme solari, mentre in caso di sole non compriamo ombrelli. In altre parole, perdite di un'azienda sono compensate da profitti di un'altra. In questo caso abbiamo applicato correttamente il principio della diversificazione. Al contrario, non stiamo diversificando in maniera ottimale se suddividiamo i nostri risparmi in parti uguali tra dieci titoli, senza considerare le caratteristiche di questi. In questo caso si parla di diversificazione ingenua.

Ripartire i propri risparmi in più attività è sicuramente una buona regola empirica. Tuttavia è importante investire in titoli che abbiano caratteristiche diverse, i cui rendimenti nel tempo non si muovono in senso simile.

In sintesi

In questo breve viaggio abbiamo illustrato alcuni dei comportamenti irrazionali che, sull'onda dell'emotività, tendiamo a mettere in atto. C'è chi li studia nel campo del marketing per trarne profitto, approfittando delle nostre debolezze; sta a noi smascherare le "trappole", ponendo la giusta attenzione alle nostre scelte in ambito economico finanziario, dalle piccole spese agli investimenti più importanti. L'istinto va sempre supportato dalla ragione.