Quando i soldi crescevano in mare

Categoria: Moneta
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Pubblicato il 24/07/2026

Nove secoli sotto la sabbia, nel deserto del Sahara. Poi, un giorno del 1962, la Carovana perduta di Ma'den Ijafen è tornata al sole, ritrovata dagli archeologi grazie a informazioni ottenute da cacciatori di antilopi. E nel suo carico, oltre a barre di ottone, anche 3.000 conchiglie provenienti da ben altre sabbie: le isole Maldive. Per mare e per terra, di mercante in mercante, quei gusci avevano viaggiato per migliaia di chilometri, da un arcipelago sotto la punta dell'India fino all'Africa nord-occidentale. Perché? Cosa li rendeva così preziosi?

La moneta dall'oceano

Queste conchiglie si chiamano cauri, e la loro casa è l'Oceano Indiano. Per millenni i loro gusci aggraziati, lisci e lucidi, sono stati usati in più parti del mondo come ornamenti e amuleti, simboli di fertilità e ricchezza - ma non solo. I cauri hanno svolto nei secoli anche un'altra funzione, così rilevante da finire scolpita nel nome scientifico della loro specie più usata a questo scopo: monetaria moneta. Un nome latino, ma chiarissimo: queste conchiglie erano usate anche per pagare. Non in una singola regione, ma in vaste aree dell'Asia, dell'Africa e delle Americhe.

I cauri, quindi, hanno avuto molto a lungo qualcosa in comune con l'euro, il dollaro e le altre monete in uso oggi. Scopriamo cosa.

Un mezzo di scambio

Il primo elemento in comune è evidente: ai venditori stava bene ricevere quelle conchiglie in cambio della propria merce, perché riconoscevano loro un valore. Trenta cauri per una gallina? Affare fatto. E il compratore non doveva più nulla. Come con gli euro oggi, quindi, pagare in cauri liberava il compratore da ogni obbligo verso il venditore. Potremmo dire, evitava il conflitto che sarebbe scoppiato se il venditore non avesse ricevuto la sua contropartita. Non a caso "pagare" porta in sé la parola latina "pax", pace. In sintesi i cauri, come gli euro, erano uno strumento di pagamento. E questa è la prima funzione della moneta.

Una misura del valore

Un altro elemento in comune con l'euro e le altre monete attuali è che i cauri erano usati per misurare il valore dei beni e così dare loro un prezzo. Riprendendo l'esempio sopra, una gallina vale (costa) 30 cauri. Gli economisti direbbero che questa conchiglia era unità di conto. Questa è la seconda funzione della moneta.

Una riserva di valore

Il terzo elemento che accomuna i cauri all'euro e alle altre monete odierne ha sempre a che fare con il valore - ma dei cauri stessi, stavolta. Per capire, facciamoci una domanda: perché pagare in conchiglie e non in pesci freschi? Perché fra una settimana i pesci saranno marciti, quindi non varranno più nulla: nessuno li accetterà come pagamento. Le conchiglie invece non si deteriorano. I cauri potevano conservare nel tempo il loro valore, quindi la loro capacità di essere usati per comprare cose (il potere d'acquisto). In gergo economico diciamo che i cauri erano una riserva di valore. E questa è la terza, e ultima, funzione della moneta.

Un fisico per il ruolo...

Ma perché i cauri potevano svolgere le funzioni della moneta? Perché le loro caratteristiche fisiche li rendevano perfetti allo scopo. Sono piccoli, resistenti, molto simili tra loro, facili da riconoscere, e difficili da falsificare al punto che nell'Ottocento un re africano disse di preferirli all'oro per questo. Inoltre, ai cauri veniva attribuito un grande valore per la loro bellezza e il simbolismo che ispiravano, collegato a fertilità, potere e ricchezza.

...ma anche altri ruoli

C'è tuttavia una profonda differenza fra i cauri e la moneta di oggi. L'euro, il dollaro e le altre valute non hanno altro uso oltre a quello di moneta. I cauri, invece, erano impiegati anche come ornamenti e amuleti, per la loro qualità estetica e la carica simbolica. In termini tecnici, i cauri erano una moneta-merce, come l'oro o il sale: qualcosa che veniva usato come moneta ma aveva anche anche altri usi, e quindi valore in sé. L'euro e i suoi "fratelli", invece, sono moneta fiduciaria, cioè moneta il cui valore è convenzionale. Una banconota da 100 euro, di per sé, è solo una stampa su fibra di cotone, per quanto tecnologicamente sofisticata; il suo valore è frutto di una convenzione sociale fondata sulla fiducia.

Vuoi saperne di più sulla lunga storia dei cauri come moneta? Leggi l'approfondimento sul sito del MUDEM, il Museo della Moneta della Banca d'Italia.

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