Gestire le proprie finanze nei momenti difficili. Cosa conta?

Ecco cosa ne pensano i nostri lettori

Lo scorso maggio abbiamo proposto su queste pagine il sondaggio lanciato dal Comitato per l'Educazione finanziaria e dall'Economia del Corriere della Sera in occasione della XII edizione del Salone del Risparmio. Sette domande per saperne di più su come gli italiani guardano al tema dell'educazione finanziaria, su come valutano la possibilità di introdurla nei programmi scolastici e, soprattutto, sulla loro propensione a investire nella propria cultura finanziaria. Il punto di vista di chi giunge tra queste pagine è ovviamente privilegiato perché è quello di chi ha già superato uno dei più importanti ostacoli che si devono affrontare: quello di comprendere che ci sia bisogno di informarsi, tenersi aggiornati e cercare fonti affidabili e indipendenti.

I risultati

I lettori di L'Economia per tutti dimostrano di avere una grande consapevolezza della complessità e dell'incertezza del contesto di riferimento in cui viviamo ormai da (troppo) tempo - pandemia, guerra, inflazione - ma a fronte di ciò non sembrano preoccupati di dover accrescere e migliorare la propria cultura finanziaria.

Ritengono di avere conoscenze finanziarie adeguate e di essere abbastanza "scaltri" da evitare di cadere in proposte fraudolente. Se ciò a prima vista può rappresentare un buon risultato, è pur vero che - come abbiamo sottolineato più volte – non sono pochi quelli che tendono a sovrastimare il proprio bagaglio di conoscenze, finanziarie e digitali. E come sappiamo, una eccessiva fiducia in noi stessi può farci cadere in trappola. Tra le più diffuse c'è proprio l'overconfidence, che - soprattutto nel campo della finanza - può portarci a sottovalutare i rischi che corriamo.

In merito alle fonti di informazione scelte prima di prendere una decisione finanziaria, i nostri lettori sembrano affidarsi perlopiù a fonti attendibili e ufficiali come i documenti informativi (ad esempio gli schemi contrattuali o le schede dei prodotti di investimento) e a mezzi di informazione specializzati su temi finanziari, considerando invece le trasmissioni radio/TV, i giornali e i social media canali di approfondimento poco affidabili. Allo stesso modo, anche il consiglio del consulente o del personale della banca non rientra tra le alternative preferite dai nostri lettori.

Un altro dato che balza all'occhio è che fattori come la famiglia di provenienza e l'influenza di amici e conoscenti non sembrano aver particolare peso sulle competenze finanziarie e neanche il mondo della scuola e dell'università - così come il lavoro svolto - contribuiscono a riempire la "cassetta degli attrezzi" di chi è alle prese con scelte finanziarie. L'interesse personale per l'economia e la finanza appare essere la vera leva che spinge i nostri lettori a saperne di più su una gestione più avveduta del denaro, la scelta degli investimenti più redditizi e su come risparmiare.

Se a queste considerazioni associamo che secondo i nostri lettori sono le istituzioni pubbliche e la scuola - grazie all'inserimento dei temi di educazione finanziaria nei programmi ministeriali - i canali deputati a occuparsi di aumentare le conoscenze finanziarie dei cittadini (un ruolo del tutto marginale è riconosciuto alla famiglia, ai mezzi di informazione, così come alle associazioni dei consumatori) ecco che ci sentiamo investiti di una grande responsabilità. La responsabilità di trovare modi sempre nuovi per stimolare l'interesse e la motivazione delle persone e di continuare nel nostro impegno per proporre attività e progetti di educazione finanziaria ancora più mirati e disegnati sulle esigenze di vita delle persone.

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