Il BTP Italia...un mondo dietro una sigla!

BTP sta per Buono del Tesoro Poliennale. È un titolo di Stato che si caratterizza per scadenze a medio e lungo termine (si arriva fino a 50 anni!). Questo orizzonte temporale e le diverse tipologie di BTP offerte (descritte più avanti) lo rendono molto apprezzato dai piccoli investitori. Si tratta anche del titolo di Stato più diffuso: dei circa 2.200 miliardi in circolazione, circa 1.600 miliardi sono BTP.

Il BTP, come tutti i titoli di Stato, è un tipo di obbligazione (bond in inglese) emessa dal Tesoro italiano, che può essere acquistata - sul mercato o al momento dell'emissione - da un cittadino, da un'impresa o da un investitore istituzionale (come una banca, un'impresa di assicurazione o un fondo pensione). Chi acquista un BTP ha diritto a ricevere: 1) il rimborso a scadenza del capitale nominale, eventualmente rivalutato, 2) una remunerazione periodica a titolo di interesse sul capitale investito, sotto forma di cedole.

Si può ancora parlare di BOT-people?

Il termine "BOT-people" è nato verso la fine degli anni settanta per indicare i risparmiatori italiani che all'epoca mostravano una forte preferenza per i Buoni Ordinari del Tesoro - titoli a breve o brevissimo termine - rispetto ad altre forme d'investimento, in quanto garantivano rendimenti più allineati alle condizioni di mercato in un contesto di inflazione e tassi di interesse particolarmente elevati. A partire dagli inizi degli anni ottanta, i BOT hanno poi lasciato spazio nei portafogli dei risparmiatori a quote crescenti di titoli a più lungo termine (come i BTP). Nella Relazione del Governatore della Banca d'Italia del 1982 si legge, infatti, che "la copertura del fabbisogno del settore pubblico ha visto accentuarsi la tendenza al finanziamento sul mercato e all'allungamento delle scadenze: sono stati collocati titoli a medio termine per 23.680 miliardi (di lire n.d.r.), contro 5.820 nel 1981, ed è aumentata da 3,5 a 4,1 mesi la vita media residua a fine anno dei BOT, i cui collocamenti sono ammontati a 28.840 miliardi". Proprio in quegli anni, quindi, avveniva un riequilibrio tra titoli a medio termine e titoli a breve termine. La definizione di BOT-people è rimasta presente nel giornalismo economico, anche se con un'accezione leggermente diversa da quella originaria. Attualmente, con il nomignolo "BOT-people" si indicano infatti i risparmiatori che per prudenza preferiscono i titoli di Stato in generale, di qualunque scadenza, ad altri tipi di investimenti (azioni e obbligazioni societarie, ad esempio). In tutti i casi, oggi sarebbe più corretto parlare di...BTP-people!

Vediamo ora quali sono le diverse categorie di BTP in circolazione.

Il BTP più diffuso è una semplice obbligazione a tasso fisso che paga una cedola costante annua (fissata in percentuale del valore nominale e pagata in due rate semestrali). Alla scadenza si riceve un rimborso pari al valore nominale.

Quando i tassi d'interesse salgono, il valore del nostro titolo scende! Perché accade?

Mario ha acquistato un BTP a tasso fisso per 1.000 euro, con un rendimento uguale alla cedola del 2% (ottenendo quindi 20 euro l'anno a titolo di interessi). Ipotizziamo che l'anno seguente vi sia un aumento dei tassi di mercato e che il Tesoro inizi a emettere BTP al 3%. Proprio in quell'anno anche Luigi decide di acquistare BTP: recatosi in Banca, viene a sapere che con 1.000 euro potrà avere interessi per ...30 euro l'anno! Se Mario decidesse ora di vendere, si troverebbe ad offrire un titolo che paga interessi per 20 euro all'anno, quando i titoli sul mercato producono interessi per 30 euro (a parità di denaro investito): a Luigi, quindi, non converrebbe acquistare per 1.000 euro il titolo di Mario a meno che... Mario non glielo venda ad un prezzo più basso! Di fatto, quindi, quando i tassi d'interesse aumentano, il titolo in nostro possesso sarà "meno appetibile" rispetto alle condizioni originarie e, dunque, varrà di meno.

Accanto al BTP tradizionale offerto su varie scadenze, nel tempo il Tesoro ha emesso altre tipologie di buoni poliennali, di cui è importante conoscere le caratteristiche, le opportunità e i rischi sottostanti:

  1. il BTP indicizzato all’inflazione europea (BTP€i), paga cedole variabili in funzione dell’andamento dell’inflazione europea (qui il link per approfondire): è dunque un titolo pensato per proteggere i propri risparmi dalla crescita dei prezzi, alla scadenza si riceve il valore nominale rivalutato al tasso di inflazione. Della stessa categoria è anche il  BTP Italia, il cui rendimento è però legato all’inflazione italiana. Proprio in questi giorni è stato emesso un nuovo tipo di BTP Italia che prevede anche dei rendimenti aggiuntivi per chi decide di detenere il titolo nel tempo (il così detto “doppio premio di fedeltà”, uno che verrà corrisposto durante la vita del titolo e uno alla scadenza finale per coloro che lo avranno detenuto continuativamente fino alla scadenza); le cedole sono corrisposte ogni 6 mesi insieme alla rivalutazione del capitale per effetto dell’inflazione dello stesso semestre.
  2. il BTP Green è un BTP pensato per finanziare le spese sostenute dallo Stato con positivo impatto ambientale: è, dunque, un vero e proprio strumento di finanza sostenibile!. Il primo BTP Green è stato emesso dal Tesoro italiano il 3 marzo 2022 con scadenza 30 aprile 2045.
  3. il BTP Futura ha un rendimento che aumenta al crescere del PIL italiano; anche in questo caso chi lo detiene fino a scadenza ottiene un rendimento aggiuntivo, il "premio fedeltà". Come il BTP Green, è pensato per finanziare specifiche iniziative di sviluppo del Paese (qui il link per approfondire).

Nel caso dei titoli indicizzati all'inflazione, il BTP€i e del BTP Italia, siccome le cedole e il valore di rimborso cambiano al variare dell'inflazione, il loro valore non risente dei movimenti dei tassi di interesse dovuti alla variazione del tasso di inflazione. Ma il prezzo dei titoli indicizzati può comunque risentire dell’andamento dei tassi reali (quelli al netto dell’inflazione), che nel caso dei titoli indicizzati italiani includono lo spread (cioè il maggiore rendimento richiesto dal mercato nei confronti dei titoli tedeschi). Quindi anche il valore dei titoli indicizzati può cambiare, anche se in misura minore rispetto ai BTP di uguale scadenza.

Tutti i BTP sono forme di investimento adatte a chi ha un orizzonte temporale più o meno lungo (dunque per chi non deve affrontare a breve spese impellenti o per chi ha ulteriori risparmi per affrontarle), oppure per chi intende acquistarlo per poi rivenderlo ottenendo dei guadagni. La possibilità di vendere un BTP prima della scadenza è favorita dall'esistenza di un mercato regolamentato (il mercato obbligazionario telematico, MOT) dove possiamo trovare numerosi compratori e venditori interessati al nostro BTP. Ma, come visto, occorre fare attenzione: il valore ottenuto da questa vendita dipenderà dal livello futuro dei rendimenti, che a loro volta dipendono molti fattori (come, ad esempio, il tasso d'inflazione, il rischio associato allo Stato italiano, il livello dei tassi d'interesse reali, cioè quelli al netto dell'inflazione, ecc.) difficilmente prevedibili dal risparmiatore.

C'è poi un ultimo fattore da tenere a mente: i rendimenti ottenuti dal risparmiatore con un investimento in BTP e in altri titoli di Stato godono oggi di una imposizione fiscale di favore: sono tassati al 12,5%, rispetto al 26% di altre obbligazioni e attività finanziarie, rendendo quindi il "rendimento netto" più appetibile a parità di "rendimento lordo".