Spread e rating: cosa misurano e come interpretarli

Categoria: Obbligazioni
Tempo di lettura 6 minuti
Pubblicato il 31/12/2025

L'anno che si sta chiudendo è stato un anno positivo per i giudizi sulla solidità finanziaria del nostro Paese. "Lo spread" è diminuito e il rating del Paese è migliorato. Spread e rating, due termini collegati, ma cosa significano davvero? E perché sono così importanti per chi investe, anche solo indirettamente, tramite fondi ed ETF?

Si tratta di due indicatori che, come una bussola o un termometro, misurano alcuni rischi legati agli investimenti in obbligazioni, siano esse titoli emessi da uno Stato, come i BTP, o da una società (titoli corporate o obbligazioni societarie).

Cos'è lo spread?

Spread è un termine inglese entrato prepotentemente nel linguaggio quotidiano nel 2011, quando diversi paesi europei, compresa l'Italia, hanno dovuto fronteggiare seri problemi di sostenibilità del debito pubblico durante la "Crisi dei debiti sovrani". Cerchiamo di capirne meglio il significato.

Lo spread, nel caso delle obbligazioni, è la differenza tra i rendimenti a scadenza (o "tassi di interesse") di due titoli emessi da soggetti diversi a parità di altre caratteristiche. Nel caso del debito pubblico italiano, "lo spread" è la differenza tra il rendimento del BTP a 10 anni (3,5 per cento circa il 29 dicembre 2025) e quello del titolo di Stato tedesco con la stessa scadenza di 10 anni (es. 2,8 per cento circa). Il 29 dicembre era quindi pari a circa lo 0,7 per cento, un valore sensibilmente inferiore a quello della fine del 2024 di oltre l'1,1 per cento. Uno spread viene spesso indicato in "punti base". Un punto base equivale allo 0,01 per cento. Quindi, uno spread dello 0,7 per cento corrisponde a 70 punti base. Per avere un termine di paragone, il massimo storico registrato nel 2011 dallo spread dell'Italia fu appena superiore al 5,7 per cento, circa 570 punti base.

La Germania è normalmente il punto di riferimento (benchmark) degli spread obbligazionari per l'area dell'euro, in quanto è considerata l'emittente di titoli, cioè il debitore, più solido all'interno dell'area.

Cosa ci racconta lo spread?

Se la percezione del mercato, cioè dell'insieme degli investitori, sulla capacità di uno Stato o di un altro emittente di ripagare il debito peggiora, a parità di altre condizioni gli investitori chiederanno un rendimento più alto per il maggior rischio sopportato e lo spread si allargherà.

Lo spread:

  • si aggiorna istantaneamente e può essere molto volatile, può cioè oscillare molto, soprattutto in condizioni di incertezza quali, ad esempio, fasi di instabilità politica e di mercato;
  • non sempre è legato alla situazione dell'economia di un paese e alla capacità del debitore di ripagare il debito, i cosiddetti fondamentali, perché gli investitori agiscono anche in base all'avversione al rischio e agli umori prevalenti in un dato momento.

Ha un valore segnaletico un po' come la temperatura corporea: se si alza all'improvviso è un campanello d'allarme, ma da sola potrebbe non essere sufficiente a capire la malattia, sono necessari altri esami, analisi e valutazioni.

Una frase attribuita a un noto investitore, Benjamin Graham, recita: "Nel breve periodo il mercato è una macchina per votare, ma nel lungo periodo è una macchina per pesare". I movimenti dello spread da un giorno all'altro o da un mese all'altro possono riflettere opinioni, paure ed emozioni. Nel lungo termine, però, riflettono abbastanza accuratamente i fondamentali, costituendo una misura della capacità di un debitore di ripagare i propri debiti e il rischio di credito di un titolo obbligazionario.

Cos'è il rating?

Nel 2025 non solo è diminuito lo spread, ma è migliorato anche il rating dell'Italia. In particolare, una delle tre principali agenzie, Moody's, ha alzato il rating del nostro Paese per la prima volta dopo 23 anni: un segnale importante che riflette una maggiore fiducia sulla solidità finanziaria del Paese.

Il rating è un punteggio: una sorta di pagella simile a quelle scolastiche, assegnato da società specializzate, le agenzie di rating, alla generica capacità di un debitore di restituire somme prese a prestito nel lungo termine (rating dell'emittente) o alla qualità di uno specifico titolo (rating dell'emissione), che può essere diversa da quella dell'emittente, ad esempio, nel caso di titoli con garanzie particolari.

La valutazione è frutto di un'analisi approfondita delle condizioni economiche complessive di un soggetto e delle caratteristiche specifiche di un titolo. Si valutano, soprattutto nel caso dei paesi, anche aspetti come la stabilità politica.

Nel caso del rating dell'emittente, come quello sull'Italia, il punteggio finale è articolato in due parti:

  • il rating, un giudizio sulla solidità finanziaria di un debitore al momento in cui viene formulato;
  • l'outlook (positivo, stabile o negativo), cioè la possibile evoluzione futura in rialzo o in ribasso del giudizio.

Il giudizio delle agenzie di rating non è istantaneo come nel caso dello spread, ma è aggiornato a intervalli di tempo prefissati, a meno di eventi eccezionali.

 

Come si legge un rating?

I giudizi sulla solidità di un debitore o sul rischio di un titolo sono ancora oggi espressi in lettere, simboli (+ e -) o numeri equivalenti e vanno dal valore di AAA o equivalente (massima affidabilità), fino a D, il punteggio peggiore che indica il fallimento del debitore (insolvenza). I debitori o i titoli con un rating considerato relativamente sicuro (da AAA a BBB-) sono definiti investment grade. Nel 2025 il rating Moody's per l'Italia da BBB- a BBB (tradotto nella scala descritta). I titoli con rating inferiori a BBB-, considerati più rischiosi, sono chiamati speculativi o "junk".

Questa valutazione è importante perché chi gestisce per esempio un fondo pensione o un fondo comune di investimento potrebbe avere come regola quella di investire solo nelle obbligazioni investment grade. In questi casi, il rating diventa un criterio vincolante. Il giudizio delle agenzie di rating è una bussola non solo per il piccolo investitore ma anche per i grandi operatori come banche, assicurazioni e altri investitori istituzionali che possono darsi regole di investimento basate sui rating altrettanto vincolanti.

Spread e rating, pur con le loro differenze sono in fondo misure dello stesso fenomeno, la capacità di un debitore di ripagare i propri debiti. Nel lungo periodo si muovono indicando la stessa direzione, un miglioramento della solidità finanziaria (diminuisce lo spread, aumenta il rating, come avvenuto ad esempio nel 2025 nel caso del nostro Paese), ma nel breve periodo possono dare segnali contrastanti. Non sono rari i casi in cui lo spread, influenzato anche da altri fattori, varia molto e il rating rimane fermo a lungo.

Cosa può fare il piccolo investitore?

Conoscere questi concetti - spread e rating - ci aiuta sia nelle scelte di investimento, sia quando affidiamo i nostri risparmi a un gestore sia quando acquistiamo obbligazioni in autonomia. Sono indicatori che ci aiutano a valutare la rischiosità di un investimento. È importante conoscerli per navigare seguendo le due regole d'oro dell'investire: ad alti rendimenti corrispondono sempre rischi elevati e diversificare tra diversi emittenti, settori e titoli, è una scelta semplice quanto efficace per contenere i rischi a parità di rendimento desiderato.

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