TFR e fondo pensione: cosa è cambiato dal 1° luglio 2026

Categoria: Investimenti
Tempo di lettura 4 minuti
Pubblicato il 10/07/2026

Il Trattamento di fine rapporto, o TFR, è una parte della retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno. In genere viene pagata dal datore di lavoro in un'unica soluzione quando termina il rapporto di lavoro. Questa somma può essere però destinata a un fondo pensione.

Quando si inizia il primo lavoro ci sono molti passaggi che sembrano burocratici o puramente formali, ma qualcuno può incidere sul proprio benessere finanziario nel lungo termine. È proprio il caso della scelta sulla destinazione del TFR quando si viene assunti da un datore di lavoro del settore privato: lasciarlo in azienda o destinarlo alla previdenza complementare, sapendo che quest'ultima scelta è definitiva.

E proprio sulla previdenza complementare, il 1° luglio sono entrate in vigore nuove regole, introdotte dalle Legge di Bilancio 2026. Ecco alcune novità a cui fare particolare attenzione, soprattutto se si inizia ora a lavorare.

Le novità sull'adesione alla previdenza complementare in caso di silenzio-assenso

L'asino di Buridano, nella celebre storia, muore di fame a causa dell'incertezza di non sapere scegliere tra due cumuli di fieno uguali e alla stessa distanza. Con il TFR, però, non decidere non significa lasciare tutto com'è: per chi è alla prima assunzione nel settore privato, la legge attribuisce al silenzio una conseguenza precisa. Già prima della riforma, trascorso il termine previsto, il TFR veniva destinato automaticamente a un fondo pensione.

Dal 1° luglio 2026 il tempo per decidere è sceso da sei mesi a 60 giorni e il meccanismo di adesione automatica è diventato più ampio:

  • oltre al TFR, vengono versati anche il contributo del datore di lavoro e quello minimo del lavoratore, nelle misure previste dagli accordi collettivi applicabili quando presenti;
  • in caso di adesione automatica, i contributi vengono investiti in un percorso che adegua nel tempo il livello di rischio all'età del lavoratore e alla distanza dalla pensione;

Il legislatore ha voluto, in altre parole, rafforzare il nudge, come lo chiamano gli economisti, cioè la "spinta gentile" verso la costruzione di una pensione complementare, senza eliminare la libertà di decidere diversamente.

Lasciare il TFR nel regime ordinario significa ricevere un capitale ogni volta che termina un rapporto di lavoro; destinarlo alla previdenza complementare significa invece accumulare per la pensione una somm che può diventare più consistente grazie ai rendimenti, ai vantaggi fiscali e, quando presenti, ai contributi aggiuntivi del datore di lavoro. Ma, al momento del pensionamento, questa somma non viene incassata tutta e subito, come normalmente nel caso del TFR: una parte può essere ricevuta come capitale e quella restante si trasforma in un aumento della pensione futura.

Le persone tendono a sottovalutare i benefici lontani nel tempo anche se possono essere elevati, come nel caso dell'adesione alla previdenza complementare. Gli economisti descrivono questo comportamento come sconto iperbolico. Il meccanismo di adesione automatica cerca anche di contrastare questa tendenza.

La riforma contiene anche un'altra novità: il limite annuo di deducibilità fiscale dei contributi è salito da 5.164,57 a 5.300 euro.

Cosa significa in concreto l’aumento della deducibilità fiscale dei contributi versati?

Cosa significa in concreto l’aumento della deducibilità fiscale dei contributi versati?

Oltre al TFR, è possibile contribuire volontariamente al fondo pensione; in questo caso, possono esserci contributi del datore di lavoro, si tratta di una vera e propria somma aggiuntiva che viene corrisposta al fondo. Non è l'unico vantaggio: i contributi versati dal lavoratore e quelli versati dal datore di lavoro sono deducibili, riducono la base imponibile IRPEF. In altre parole, su quella parte di reddito non si pagano imposte.

Facciamo il caso limite. Supponiamo che i contributi complessivamente destinati al fondo pensione, escluso il TFR, siano pari a 5.300 euro e che il reddito sia pari a 28.000 euro. Nell'ipotesi di un'aliquota IRPEF del 23 per cento, il risparmio sull'imposta lorda sarà pari a circa 1.200 euro.

Se agli inizi, con stipendi bassi e spese elevate, è difficile raggiungere la soglia di 5.300 euro, entra in gioco una regola poco conosciuta. Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, la deducibilità non utilizzata nei primi cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare può essere recuperata nei venti anni successivi. In questi anni il limite annuo è aumentato a 7.950 euro.

In un mondo in cui la qualità della vita migliora e la speranza di vita si allunga, potremmo trascorrere molti anni in pensione con nuovi bisogni, esigenze e desideri rispetto alle generazioni passate. Per molti lavoratori, inoltre, la pensione pubblica potrebbe essere sensibilmente inferiore all’ultimo reddito da lavoro: per questo le decisioni prese all’inizio della carriera possono avere conseguenze importanti, anche se i loro effetti si vedranno decenni più tardi.

Per questo il tempo rimane il principale alleato del risparmio previdenziale: iniziare presto ad accumulare può fare più differenza che cercare di recuperare quando alla pensione mancano ormai pochi anni.

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