OPS è molto più di una esclamazione!
Cosa sono queste sigle OPS, OPA, OPAS in cui spesso ci imbattiamo in tv, sui giornali e sui social? A prima vista possono sembrare solo per addetti ai lavori e farci venire voglia di dire, come Renzo a Don Abbondio ne I promessi sposi: "Si piglia gioco di me?"... "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?".
Sciogliamo allora questa specie di latinorum finanziario e partiamo dalle singole lettere per conoscere il significato di base di questi acronimi e rimaniamo, per semplicità, nel mondo delle azioni quotate in borsa.
La O sta per "Offerta": qualcuno si rivolge agli azionisti di una società proponendo loro di cedere le proprie azioni a determinate condizioni. L'obiettivo può essere quello di acquisire una partecipazione significativa nella società o, in alcuni casi, di arrivare a controllarla.
La P sta per "Pubblica": attenzione, non c'entra nulla lo Stato! Significa invece che l'offerta viene comunicata al pubblico secondo regole precise e chi la promuove deve rendere note le condizioni alle quali propone agli azionisti di cedere i loro titoli.
In parole semplici, il messaggio è questo: "Offro di comprare queste azioni e, se decidi di aderire, in cambio riceverai quanto indicato nell'offerta".
Ma che cosa viene offerto?
E qui arriviamo alle ultime lettere dell'acronimo.
La A, nel caso dell'OPA, sta per Acquisto: chi vuole le nostre azioni offre in cambio denaro. Cash!
La S, nel caso dell'OPS, sta per Scambio: al posto del denaro vengono offerti altri titoli in cambio delle azioni. In gergo queste operazioni vengono anche definite "carta contro carta": niente contanti, quindi, ma uno scambio di titoli.
Se sono presenti entrambe, A e S, abbiamo una OPAS: il corrispettivo è in parte rappresentato da denaro e in parte da titoli.
Quindi, molto semplicemente:
OPA: azioni contro denaro.
OPS: azioni contro altri titoli.
OPAS: azioni contro un po' di denaro e un po' di titoli.
Ma perché nasce un'offerta?
A volte è l'offerente che prende l'iniziativa e si rivolge agli azionisti perché vuole acquistare le loro azioni: siamo nel campo delle offerte volontarie.
In altri casi, invece, l'offerta diventa obbligatoria: quando si verificano le condizioni previste dalla normativa, chi ha acquisito una partecipazione rilevante deve rivolgere l'offerta anche agli altri azionisti. L'obiettivo, in sostanza, è consentire anche a loro di scegliere se cedere le proprie azioni.
Possiamo poi sentir parlare di offerte amichevoli oppure ostili. Nel primo caso l'operazione incontra il favore della società che si vuole acquisire; nel secondo viene portata avanti nonostante la contrarietà dei suoi vertici.
A questo punto mettiamoci nei panni di un piccolo azionista.
Arriva l'offerta. Che cosa facciamo?
Possiamo cedere le nostre azioni perché consideriamo conveniente quanto ci viene offerto. Oppure possiamo non aderire perché riteniamo l'offerta poco interessante.
E che cosa accade se non aderiamo?
In linea generale conserviamo le nostre azioni. Ma immaginiamo di aver deciso di non vendere mentre quasi tutti gli altri azionisti hanno accettato. L'offerente potrebbe arrivare a possedere la quasi totalità delle azioni della società.
Quando vengono raggiunte determinate soglie molto elevate, la legge prevede particolari meccanismi anche per le azioni rimaste nelle mani dei pochi azionisti che non hanno aderito. Possono scattare, a seconda dei casi, obblighi di acquisto delle azioni residue e anche il diritto dell'offerente di acquistare le ultime azioni ancora in circolazione.
E se invece l'offerta non raggiunge il risultato sperato?
Dipende dalle condizioni previste dall'offerta stessa. L'offerente potrebbe aver stabilito di procedere soltanto se riesce a raggiungere una determinata partecipazione; in altri casi potrebbe acquistare le azioni offerte anche se il risultato è inferiore a quello sperato.
Ecco perché, quando riceviamo un'offerta sulle azioni che possediamo, è importante non fermarsi alla sigla o al prezzo di cui sentiamo parlare. Occorre capire bene le condizioni dell'operazione nel documento d'offerta e che cosa può accadere se decidiamo di aderire oppure di non aderire. In gioco ci sono i nostri risparmi: la decisione va quindi presa in modo consapevole, valutando l'offerta nel quadro complessivo dei nostri investimenti e del rischio che siamo disposti a sostenere.
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