I nostri prestiti spiegati a un sumero
La tavoletta è d'argilla, con i bordi levigati, ed è così piccola che potremmo tenerla su un palmo. Così fece chi la incise, migliaia di anni fa, usando una delle scritture più antiche del mondo. Cosa avrà lasciato alla storia quello scriba? Una preghiera, una poesia, un decreto?
"Per il prestito di 1 gur di orzo come suo interesse sono stati dati 30 sar. Da parte di Aradmu. Arši-aḫ ha ricevuto. Nell'anno in cui l'alta sacerdotessa di Gaeš fu insediata".
Alcune cose sono più antiche di quanto pensiamo.
Storia quotidiana
Arši-aḫ e il suo creditore Aradmu vivevano in Mesopotamia, oggi Iraq e zone vicine: la terra delle prime civiltà. Lì per secoli sumeri, assiri, babilonesi e altri popoli combatterono guerre, si diedero leggi, crearono storie e studiarono la natura. Tuttavia, gran parte delle loro tavolette d'argilla ci tramanda altro: conti e accordi. In effetti, i sumeri inventarono la scrittura soprattutto per questo.
Le tavolette amministrative e burocratiche ritrovate in Mesopotamia sono centinaia di migliaia. E fra contratti di vendita, testamenti, ricevute d'acquisto e registrazioni di merci, sono emersi anche i primi contratti di prestito della storia. Ne è esempio la tavoletta di cui dicevamo in apertura, che sarà esposta dal futuro Museo della Moneta della Banca d'Italia (MUDEM) nel percorso "L'avventura della moneta".
La finanza, quindi, non è una creazione moderna: è antica quanto la civiltà. Certo, ci sono alcune enormi differenze fra quel credito arcaico e i prestiti attuali, ma ci sono anche sorprendenti somiglianze. E allora, se un cortocircuito temporale portasse ad oggi il nostro debitore Arši-aḫ, cosa sarebbe nuovo per lui? E cosa no?
Prima novità: i nostri soldi non valgono niente (di per sé)
Cosa si prestava in Mesopotamia? Soprattutto argento in peso e orzo. Possiamo considerarli la moneta di allora perché si usavano anche per fare acquisti e retribuire i lavoratori. Ad Arši-aḫ, quindi, dovremmo spiegare che noi chiediamo in prestito altro. Noi, infatti, paghiamo con una moneta molto diversa dalla sua: una cosa creata apposta, che serve solo a quello e non ha valore di per sé, che chiamiamo moneta fiduciaria.
A quel punto mostreremmo ad Arši-aḫ la moneta fiduciaria in concreto: banconote e monetine. Ai suoi occhi, però, quelli sarebbero solo oggetti inutili. "Sono pezzi di carta e metallo da poco - direbbe - Non hanno valore. Argento e orzo invece sì: uno è prezioso, l’altro si mangia". Gli spiegheremmo allora che anche banconote e monetine valgono, ma non per quello che sono in sé: hanno valore perché tutti concordiamo nel darglielo.
Seconda novità: non chiediamo ai sacerdoti
A chi chiedevano in prestito argento e orzo, i mesopotamici? Spesso ai templi e al palazzo reale, che avevano grandi quantità di quei beni. Dunque, dovremmo spiegare ad Arši-aḫ che noi ci rivolgiamo ad altri, a imprese private specializzate - in particolare banche e società finanziarie. E queste organizzazioni possono operare solo se autorizzate.
Tuttavia, aggiungeremmo, c'è un tipo di banca che non dà prestiti a famiglie e imprese: la banca centrale. Il suo lavoro, infatti, è tutt'altro: mantenere stabili i prezzi per proteggere il valore della moneta.
Terza novità: non rischiamo la servitù
Cosa accadeva a chi non restituiva un prestito, in Mesopotamia? Una possibilità era la servitù: il debitore era costretto a lavorare per il creditore fino a estinguere il debito. Dovremmo così spiegare ad Arši-aḫ che oggi restiamo liberi anche se non riusciamo a rimborsare un prestito: il creditore può solo rivalersi sui nostri beni, e fino a un certo punto.
Più in generale, aggiungeremmo, nella nostra terra chi prende un prestito ha molti diritti e tutele, anche prima di firmare il contratto.
Cosa ci accomuna
A questo punto, Arši-aḫ saprebbe che oggi nessuno chiede, ad esempio, due quintali d'orzo al parroco con il timore di dovergli lavare i piatti per anni se non li restituisce. Tuttavia, c’è anche qualcosa di usuale per lui nei nostri prestiti.
Innanzitutto, Arši-aḫ non sarebbe sorpreso di sapere che il creditore ci chiede un interesse: era uso già alla sua epoca. Lui si era impegnato a restituire l'orzo ricevuto (1 gur, 200 chili) dando in più "30 sar", cioè circa mille metri quadri di terreno, per un anno. I prestiti, quindi, avevano un costo anche in Mesopotamia.
Ancora, Arši-aḫ non si stupirebbe del fatto che i contratti di prestito con una banca devono essere scritti: già ai suoi tempi erano registrati su tavoletta. Inoltre, sarebbe pacifico per lui che i contratti riportino la quantità prestata, le condizioni, i nomi del creditore e del debitore e la data.
In conclusione, diremmo ad Arši-aḫ, in oltre 4.000 anni qualcosa è molto cambiato nei prestiti: chi dà, cosa dà, e quanto è protetto chi riceve. Eppure, alcuni elementi essenziali sono sorprendentemente riconoscibili: un creditore, un debitore, una somma da restituire, un costo e condizioni concordate.
Vuoi vedere la tavoletta che riporta il prestito di Arši-aḫ e saperne di più sulla nascita della finanza? Leggi l'articolo sul sito del MUDEM.